Agrivoltaico, il futuro del settore affrontato da ANIE Rinnovabili
La divisione della sigla nazionale dedicata alle fonti energetiche green ha imbastito la seconda Giornata dell'Agrivoltaico da Roma. Tanti gli spunti, per un comparto in grande spolvero
Il fotovoltaico declinato nel comparto agricolo sta giocando un ruolo cruciala nel lungo percorso di decarbonizzazione intrapreso dall’Unione Europea e dall’Italia. Per descrivere queste spinte innovative è nato addirittura un neologismo: agrivoltaico. Una parola suggestiva, che unisce il meglio di quanto questi due comparti possono offrire. Parola che è stata al centro, nomen omen, della seconda edizione della Giornata dell’Agrivoltaico, promossa da ANIE Rinnovabili a Roma, nella cornice dell’Ara Pacis.
Un appuntamento di rilievo nazionale organizzato dalla divisione della sigla di categoria delle imprese elettriche ed elettroniche. Che, proprio nella Capitale, ha riunito istituzioni, associazioni, esperti, imprese e rappresentanti del mondo agricolo e fotovoltaico per fare il punto sullo stato dell’arte e sulle prospettive dell’integrazione tra agricoltura e produzione di energia rinnovabile alla luce dei più recenti aggiornamenti normativi.
L’evento è stato l’occasione per ospitare un confronto aperto e articolato su una delle sfide cruciali per il futuro del Paese: la coesistenza virtuosa tra coltivazione del suolo e generazione energetica sostenibile. Nel corso dell’evento sono stati illustrati dati provenienti da progetti già realizzati e sono state analizzate le recenti evoluzioni normative, a partire dal DL 175/2025.
Agrivoltaico, la situazione in Unione Europea
Secondo la mappatura aggiornata di SolarPower Europe, in Europa sono attivi oltre 200 progetti agrivoltaici e agrisolari in almeno 10 Paesi, per una capacità complessiva superiore a 15 GW, a testimonianza di un mercato in rapida strutturazione industriale. Nell’Unione Europea la Francia rappresenta uno dei contesti più maturi: il Governo ha integrato l’agrivoltaico nelle politiche agricole ed energetiche nazionali e il mercato è atteso crescere a un ritmo di 1–2 GW di nuova capacità all’anno a partire dal 2026, sostenuto da un quadro normativo dedicato.
La Germania si distingue, invece, per l’integrazione dell’agrivoltaico nei meccanismi di incentivazione del fotovoltaico, con progetti pilota e commerciali supportati dal Renewable Energy Act (EEG) e una forte attenzione alla continuità della produzione agricola. I Paesi Bassi rappresentano un riferimento tecnologico, in particolare per l’agrivoltaico nelle coltivazioni ad alta intensità, grazie al ruolo di centri di ricerca e a programmi pubblici di innovazione agricola.

La situazione in Italia
Ovviamente anche l’Italia gioca un ruolo centrale sullo scacchiere europeo. A rimarcarlo il bando dedicato all’agrivoltaico da parte del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che ha registrato una partecipazione elevata. Alla chiusura della prima finestra nel settembre 2024, sono state presentate 643 richieste di finanziamento, per una potenza complessiva superiore a 1,7 GW e oltre 920 milioni di euro di contributi richiesti, a fronte di uno stanziamento pari a 1,1 miliardi di euro.
In risposta all’elevata domanda e per garantire il pieno utilizzo delle risorse disponibili, nel 2025 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha riaperto i termini del bando fino al 30 giugno 2025, con l’obiettivo di sostenere la realizzazione di 1,04 GW di nuovi impianti agrivoltaici entro il 30 giugno 2026. Ora, il nodo centrale resta quello delle aree idonee all’installazione degli impianti: le nuove norme introdotte, infatti, renderebbero più complicata l’installazione dei pannelli sopra strutture già esistenti.
Il commento
“In Europa l’agrivoltaico sta emergendo come una soluzione strategica per un futuro energetico sostenibile, offrendo una via per integrare la produzione agricola e la generazione di energia su larga scala, con benefici per l’ambiente, l’economia e la sicurezza energetica”, ha esordito Andrea Cristini, Presidente di ANIE Rinnovabili
Secondo ANIE Rinnovabili la differenza tra un impianto tecnologicamente avanzato ed uno base risiede nella presenza di sistemi di monitoraggio e gestione agricola. Tuttavia, permangono criticità su alcuni aspetti, come il vincolo dell’80% della Produzione Lorda Vendibile (PLV), il concetto di terreni di ‘valore agricolo elevato’ e la soglia della percentuale di suolo agricolo utilizzabile che può variare tra lo 0,8% e il 3%.
Insomma, l’adozione dell’agrivoltaico nella nostra legislazione è un momento chiave per le spinte green. “Si tratta di un passaggio fondamentale – ha proseguito Cristini – perché finalmente la norma chiarisce che gli impianti agrivoltaici devono essere adeguatamente elevati in quanto l’elemento dimensionale dell’altezza non può essere un vincolo rigido, ma occorre un approccio più flessibile in funzione delle colture e della pastorizia”.







