Politecnico di Torino, arriva un finanziamento per lo sviluppo di batterie di nuova generazione
Il progetto dell'ateneo torinese si è aggiudicato uno dei prestigiosi finanziamenti ERC Proof of Concept, dal valore di 150mila euro. Al centro un nuovo modello di batteria, sviluppato all'insegna della circolarità
Agricoltura e energia: un binomio vincente, al centro dell’ultimo importante round di finanziamenti europei che il Politecnico di Torino è riuscito ad ottenere. Al centro di tutto il progetto GIARRIZZO – Green Integrated Aqueous RechaRgeable potassIum batteries with fertiliZer optimiZed recOvery, dedicato a un nuovo concept di batteria. L’iniziativa del PoliTO ha ricevuto un finanziamento europeo dall’ERC Proof of Concept (European Research Council), di 150mila euro per una durata di 18 mesi.
A ottenere il riconoscimento è Federico Bella, docente presso il Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia-DISAT dell’ateneo torinese. I finanziamenti dell’ERC Proof of Concept sono riservati a ricercatrici e ricercatori che hanno già vinto un finanziamento ERC e mirano a colmare il divario tra ricerca di base e applicazione concreta, supportando lo sviluppo di prototipi, la verifica della fattibilità tecnico-commerciale, la protezione della proprietà intellettuale e la preparazione al trasferimento tecnologico verso il mercato.

Dal progetto ERC SuN2rise a GIARRIZZO. Il ruolo del Politecnico di Torino nell’innovazione
GIARRIZZO nasce come naturale evoluzione del progetto ERC Starting Grant SuN2rise, vinto dal professor Bella nel 2020 con un finanziamento di 1,5 milioni di euro e dedicato allo sviluppo di tecnologie elettrochimiche sostenibili per la produzione di ammoniaca, composto alla base dei fertilizzanti agricoli. L’intento di quel progetto era chiaro: utilizzare energia solare e processi elettrochimici in condizioni blande per convertire l’azoto atmosferico in ammoniaca, evitando le elevate temperature, pressioni e le emissioni di CO₂ tipiche del processo industriale tradizionale Haber-Bosch.
Un progetto che si è evoluto fino ad oggi e che si basa sulla circolarità. Il cuore pulsante, infatti, è lo sviluppo di batterie ricaricabili agli ioni di potassio che funzionano in ambiente acquoso, quindi intrinsecamente sicure, prive di elettroliti infiammabili e adatte a operare in contesti come serre e aziende agricole. Pensate per applicazioni residenziali, industriali e produttive, le batterie al potassio sono sistemi di accumulo energetico a basso costo, in grado di immagazzinare l’energia generata da fonti rinnovabili.
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All’insegna della circolarità
Caratteristiche che le rendono particolarmente adatte a fornire elettricità on-demand, cioè disponibile quando serve e non solo nel momento in cui viene prodotta: in contesti come quello agricolo, ciò si traduce nella possibilità di alimentare impianti di illuminazione, ricaricare veicoli elettrici o mezzi agricoli a batteria, far funzionare macchinari e attrezzature e garantire la continuità operativa anche in presenza di discontinuità della rete elettrica, contribuendo a rendere le aziende più autonome, efficienti e orientate all’uso delle energie rinnovabili.
Il potassio rappresenta un’alternativa strategica al litio: è abbondante, facilmente reperibile, meno costoso e non classificato come materia prima critica. Inoltre, è un elemento essenziale per l’agricoltura. La vera innovazione della ricerca sta, infatti, nel fine vita della batteria. Una volta esaurita la sua funzione di accumulo energetico, la batteria non diventa un rifiuto: viene aperta e la parte liquida, contenente sali di potassio disciolti in acqua, viene recuperata e trasformata infertilizzante utilizzabile per le colture.
In questo modo, la batteria fornisce energia durante la fase di utilizzo e, al termine del proprio ciclo di vita, i materiali che la compongono vengono recuperati e valorizzati come risorsa agricola. Il processo consente di superare il tradizionale modello basato sulla produzione di rifiuti, dando vita a un sistema realmente circolare che integra accumulo energetico e recupero dei nutrienti. Un’azienda agricola potrà quindi utilizzare la batteria per accumulare energia rinnovabile e, al termine del ciclo, recuperare il fertilizzante, chiudendo il cerchio tra energia e agricoltura.







