Le ripercussioni della guerra scoppiata in Medio Oriente tra Stati Uniti, Israele e Iran, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutto. Gli attacchi americani e israeliani alle infrastrutture militari di Teheran hanno portato a una ritorsione che ha incendiato tutti i paesi del Golfo. Portando alla chiusura dello Stretto di Hormuz. E il prezzo al barile del petrolio che è schizzato alle stelle. Con conseguenze gravissime per le economie di tutto il mondo, che hanno visto aumentare in modo sproposito i prezzi dei carburanti alle stazioni di servizio.

Il nostro governo è corso ai ripari, varando lo scorso 18 marzo il Decreto Carburanti che prevede la riduzione delle accise su benzina, gasolio e GPL. Un provvedimento pensato proprio per mitigare gli effetti dell’aumento del prezzo al pubblico di questi carburanti. Tra cui, però, non figura il biometano usato per autotrazione sia nella forma gassosa sia nella forma liquida per il trasporto pesante, che sembra essere stato completamente dimenticato. A lanciare l’allarme è stata Federmetano.

Biometano, un tasto dolente. Che non ha ancora avuto aiuti

A spiccare, prima di tutto, secondo Federmetano è l’incredibile anomalia del GPL (per cui è stata chiesta una spiegazione), carburante il cui prezzo non ha avuto praticamente variazioni ma che usufruisce, grazie a questo decreto, di uno sconto di 12 €cent/kg. E invece per il biometano nessun intervento.

E tutto ciò a fronte del milione di famiglie italiane che utilizzano un’auto alimentata a biometano. Con il prezzo della materia prima gas che è schizzato da 35,1 €/MWh a 62,6 €/MWh , come evidenziato dall’ultimo bollettino dell’Unità di vigilanza energetica di ARERA. Di fatto, un incremento che ha inevitabilmente costretto gli operatori ad adeguare al rialzo i prezzi di vendita al pubblico, analogamente a quanto avvenuto per benzina e gasolio.

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Da aprile, secondo la sigla, gli effetti degli aumenti di prezzo sul GNL saranno devastanti per gli autotrasportatori che ‘colpevolmente’ hanno scelto di acquistare un mezzo che costa di più ma che riduce enormemente le emissioni di CO2 oltre ad annullare il particolato. E questo nonostante per il trasporto pesante a gasolio sia previsto un credito d’imposta specifico. Che però manca per il GNL.

Con la ciliegina sulla torta: il settore del metano per autotrazione da fine 2024 è l’unico comparto che, sostituendo completamente il carburante fossile, ha annullato l’emissione di CO2 come l’Europa chiede di fare entro il 2050.

“Ci chiediamo inevitabilmente di quali gravi colpe la filiera del biometano per autotrazione sia portatore per venire deliberatamente escluso dopo quanto evidenziato”, ha tuonato la sigla in una nota. “Per questo rivolgiamo un appello al Governo e alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affinché intervengano con urgenza per ristabilire condizioni di equità e ripristinare una situazione che si configura anche come un’alterazione delle regole di mercato a danno del nostro settore, delle famiglie e delle imprese”.

Semplici e precise le richieste espresse da Federmetano: l’annullamento dell’IVA per lo stesso periodo in cui è prevista la rimodulazione delle accise e il riconoscimento di un credito d’imposta, analogamente a quanto previsto per il gasolio. “Una risposta immediata è necessaria per evitare che una scelta industriale, tutta italiana, che produce investimenti e lavoro e che è ambientale virtuosa venga ingiustamente penalizzata”.

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