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Oltre mezzo secolo di vita, un ventaglio da 9 a 3mila kVA, 4mila macchine “piazzate” nel 2015 e 36mila configurazioni di prodotto: Visa rappresenta l’olimpo dei costruttori italiani di gruppi elettrogeni.

Sono più di una sessantina i paesi che vedono sventolare la bandierina Visa, compresi gli emergenti Bangladesh, Filippine, Australia, con due coni d’ombra, uno sugli Usa, penalizzati in passato dall’infelice cambio tra euro e dollaro, e l’altro sull’Italia. Il 95 per cento del fatturato è infatti originato all’estero. La strategia commerciale persegue un approccio multi-marche. Da una ventina d’anni l’azienda di Fontanelle (Tv) è fornitrice primaria di Perkins, che monopolizza il listino tra 9 e 2.200 kVA. Da 2.500 a 3.000 kVA emergono i nomi di Mitsubishi e Mtu. Le macchine Visa sono concepite per prestazioni prime power, pensate per l’avviamento in automatico. Il rivenditore in Algeria ha siglato un contratto con il Ministero dell’istruzione per fornire tutte le sedi universitarie di un gruppo da 250 kVA.

Analizzando i motori singolarmente, risultano molto gettonati il 404 aspirato e l’intera 1100, in particolare gli aspirati raffreddati. Vanno a ruba, ça va sans dire, i gruppi tra 200 e 250 kVA, che rappresentano il 70 per cento della produzione. Per quanto riguarda gli alternatori, la scelta non poteva eludere i vicentini Marelli e MeccAlte, anche se il marchio privilegiato nel portfolio Visa rimane Stamford.

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