Legge di Bilancio, Piano Transizione esteso fino a settembre 2028. Ma per ANIE rimangono alcune criticità
Bene anche l'ampliamento della lista con i beni agevolabili. Ma l'eliminazione degli aiuti legati all'efficienza energetica e la scelta di favorire soltanto alcuni prodotti, potrebbero gravare sulle finanze del comparto. La panoramica
Una manovra tra luci e ombre, anche per il comparto dell’elettrotecnica. A dirlo, senza giri di parole, è nientemeno che ANIE, la sigla che rappresenta le aziende di questo comparto (oltre 1.100, con circa 480.000 addetti in tutta Italia). La sigla, parte di Confindustria, ha infatti plaudito all‘estensione temporale della disciplina del Piano Transizione fino a settembre 2028, come indicato nell’ultima bozza della Legge di Bilancio. E non solo: ANIE ha ritenuto positiva anche la proposta di aggiornamento degli Allegati A e B, che amplia l’elenco dei beni agevolabili includendo componenti hardware e software di particolare rilevanza per l’evoluzione tecnologica dei processi industriali.
Ma, come si accennava in apertura, non è tutto oro quello che luccica. ANIE ha infatti espresso preoccupazione per alcune misure che rischiano di comprometterne l’efficacia e la reale fruibilità da parte delle imprese. Tra queste spicca, senza dubbio, l’eliminazione delle agevolazioni rivolte all’efficienza energetica, che rappresenta un indebolimento del Piano. Una scelta che appare in parziale contrasto con l’aggiornamento degli Allegati, che mira anche a valorizzare le componenti ‘green’ dei processi produttivi. Una scelta che rischia di penalizzare investimenti strategici in sostenibilità e innovazione, oggi sempre più interconnessi.

ANIE, tutte le criticità della Legge di Bilancio
Inoltre, secondo ANIE ulteriori criticità emergono dalla previsione di agevolare esclusivamente beni prodotti in uno Stato membro dell’Unione Europea o in uno Stato aderente allo Spazio Economico Europeo. Pur condividendo l’obiettivo di rafforzare le filiere europee, una formulazione così trasversale rischia di risultare complessa da applicare e l’eventuale verifica da parte delle Autorità competenti risulterebbe problematica.
Particolarmente problematica appare, inoltre, l’eccezione che esclude dall’elenco dei beni agevolabili i moduli fotovoltaici prodotti nell’UE con un’efficienza a livello di modulo almeno pari al 21,5% (categoria A del Registro ENEA). L’esclusione di questa fascia rischia di ridurre drasticamente il numero di produttori europei in grado di competere, con un conseguente impoverimento del mercato e una minore concorrenza.
Infine, la previsione di un decreto ministeriale, in luogo dell’auspicato decreto direttoriale, comporterà un necessario concerto tra MIMIT e MEF, con il rischio concreto di un allungamento dei tempi di attuazione del Piano nel corso del 2026.
“Senza un adeguato sostegno all’efficienza energetica e senza regole chiare e applicabili – tuona la sigla in conclusione di una nota – il rischio è quello di ridurre l’impatto positivo di uno strumento che dovrebbe invece accompagnare la trasformazione tecnologica e sostenibile del Paese, in modo realmente orientato alla competitività del sistema industriale”.








