Meritor, il toro dei ponti scalpita per sgroppare anche fuori dal recinto dell’automotive pesante. Siamo a Cameri, nei paraggi di Novara, sulle ceneri della scuola di volo prebellica, riconvertita dal 1997 a quartier generale di Meritor per l’Europa; i grafici disegnati dai dirigenti della multinazionale di Troy, vicino a Detroit, ci accolgono con una curva in salita, quella del fatturato. Dal lungimirante risultato di 2,2 miliardi di dollari del 2016 ai 2,3 circa stimati nell’anno in corso, Meritor è in linea con l’obiettivo triennale del più 20 per cento nel 2019. C’è tanta voglia di dilatare l’orizzonte, qui a Cameri, e l’orizzonte, da queste parti, si chiama ponte o, se preferite, assale posteriore, per camion e autobus.

Meritor e i freni

Attenzione, però, a non sottovalutare Meritor e considerarlo un attore capace di un semplice monologo. Oltre ai ponti ci sono infatti i freni a tamburo, terreno dove non conosce rivali, e i freni a disco, applicazione dove solo Knorr-Bremse vanta in Europa quote di mercato superiori.

Meritor e il truck

Certo, Meritor rimane in simbiosi con i costruttori di camion e ha accompagnato gli Oem nel cammino verso l’implementazione dell’efficienza: nel corso degli Anni 90 l’assale posteriore si è evoluto da pura commodity a dispositivo pro-attivo e integrato nell’architettura del sistema. In meno di due decadi l’upgrade dell’efficienza si misura nell’ordine di un punto percentuale e si traduce principalmente in consumi competitivi. Basti pensare che il rapporto al ponte si è evoluto da 3:1 a 2:1, accelerando in termini performativi e di intercettazione della coppia motrice.

Il progresso prestazionale passa per l’azione su coppia conica, cuscinetti e lubrificazione. Circa la metà dell’energia dissipata dal ponte dipende dallo smaltimento dell’olio, ‘ostaggio’ del delicato trade-off della viscosità, foriera di attriti e di capacità lubrificante al tempo stesso.

Meritor e la spina

Elettrificazione, futuro prossimo, ma quanto prossimo? Alla Meritor si sono affidati a una proiezione che fissa l’asticella dell’elettrico al 10 per cento del parco veicoli nel 2025. Meritor potrebbe intercettare in prima istanza le richieste di ponti elettrici da parte di bus urbani, veicoli da distribuzione e terminal tractor. E quali configurazioni potrebbe assumere la presenza di Meritor nella driveline elettrica? Sostanzialmente tre. La prima prospetta un motore elettrico che comanda il ponte convenzionale; la seconda integra l’elettrico sul differenziale; terzo caso quello dell’elettrificazione delle ruote.

Il banco prova da 2 milioni

I 136.139 metri quadri di Cameri valgono poco meno del 10 per cento del fatturato globale e rappresentano uno snodo strategico, anche sotto il profilo geografico e logistico. Il cliente numero uno sullo scacchiere globale, infatti, si chiama Volvo e conferisce ulteriore valore al presidio europeo (nonostante la fabbrica di riferimento sia, per prossimità territoriale, Lindesberg, peraltro il più grosso stabilimento Meritor).

Contribuiscono a ingrossare le fila dei camion con il toro sul ponte i pesanti di Iveco e Renault. Il 2018 porterà in dote gli assali per Daf.

Volano dell’evento organizzato a Cameri è stato il taglio del nastro del banco prova che avrà l’onore di calcolare lo scarto decimale di efficienza di sistemi che si attestano al 98 per cento. Sulle spalle del banco firmato Avl il rispetto dei parametri europei Vecto (Vehicle energy consumption calculation total).

 

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