Ucina e la nautica italiana in cifre

Stando ai dati forniti dall’edizione “La nautica in cifre 2017” pubblicata dall’Ucina, il fatturato globale dell’industria italiana della nautica nel 2016 (dati più recenti ancora non sono stati divulgati) ha raggiunto i 3,44 miliardi di euro (più 18,6 per cento). In altre parole, il settore ha portato addirittura in doppia cifra i tassi di crescita. La produzione nazionale destinata al mercato domestico ha raggiunto i 680 milioni di euro (più 24 per cento). Il mercato interno sale fino alle soglie di 1,15 miliardi di euro (più 21,8 per cento) grazie all’apporto delle importazioni per complessivi 470 milioni di euro. Nel paniere sono considerate le barche di nuova costruzione, gli accessori, i motori, le attività di refit, riparazione e rimessaggio.

Made in Italy. La grandezza la fanno le esportazioni

Due elementi significativi spiccano da questi dati. Il Made in Italy della nautica ha una grande rilevanza anche al di fuori delle nostre acque territoriali. Le esportazioni sono sensibilmente al di sopra delle importazioni. Inoltre, considerando la produzione interna (2,86 miliardi di euro) ben il 76 per cento trova sbocchi all’estero. Guardando al passato però, prendendo per esempio come punto di riferimento il 2007, di strada da fare ne resta ancora parecchia prima di avvicinarsi a quelle cifre. Nel 2007 infatti, il settore ha segnato un fatturato record di 6,2 miliardi di euro. Anche l’anno successivo ha visto la conferma di tali valori. Qui si è aperto un baratro che ha davvero sconquassato le attività del settore, con il fatturato che è crollato fino ai 2,43 miliardi del 2013.

Tuttavia, guardando allo stato attuale delle cose, non sembra fermarsi la voglia di ripresa. Anche relativamente al 2017. «Il contesto è ancora una volta positivo, per il terzo anno consecutivo, con una stima di crescita del 12 per cento», ha anticipato Carla Demaria, presidente di Ucina Confindustria Nautica. «La ripresa è solida e il contesto attorno a noi è certamente favorevole: i Paesi a noi concorrenti come Francia, Spagna, Grecia e Croazia hanno introdotto penalizzazioni che favoriscono ulteriormente l’Italia»

Tornando ai dati del 2016 e facendo un’analisi delle diverse componenti in gioco, la costruzione di nuove unità fornisce il contributo più consistente al giro d’affari della nautica, con un valore pari a 1,95 miliardi di euro sul totale di 3,44. Il saldo tra esportazioni e importazioni è ampiamente positivo (1,6 miliardi di euro).

Entrando nel dettaglio

Le unità prodotte con motore entrobordo, entrofuoribordo e idrogetto fanno il pieno di consensi portando il fatturato globale a 1,75 miliardi di euro (in termini percentuali, l’incidenza è pari al 90 per cento del totale), trascinate da un export che raggiunge 1,55 miliardi di euro. Le unità a vela valgono nel complesso 102 milioni di euro. Il quadro si completa con i 70 milioni di euro generati dalle unità pneumatiche, dai 27 milioni di euro delle unità rigide con motore fuoribordo e dai 4 milioni di “unità minori”.  Un dato che emerge è la schiacciante prevalenza del motore sulla vela. Proprio le unità a vela, tuttavia, sono il comparto che ha mostrato il tasso di crescita più esaltante nel confronto 2016/2015: un più 39 per cento, favorito da una domanda interna decisamente sostenuta.

Fuori dall’Europa

11 delle prime 15 destinazioni dei nostri prodotti sono al di fuori della UE28. Si parte dagli Stati Uniti (402 milioni di euro di export) per proseguire con la Francia (318 milioni), Malta (192 milioni), le Isole Cayman (170 milioni), le Isole Vergini britanniche, Hong Kong, il Regno Unito, la Spagna, il Canada, gli Emirati Arabi Uniti, le Isole Marshall, le Isole Cook, il Giappone, il Bahrein e Panama.

ATENA A GENOVA. PROPULSIONE MARINA

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