Lo scorso 3 aprile abbiamo (virtualmente) incontrato Fausto Villa, presidente di Federtec, per parlare di come le imprese di un comparto chiave per la manifattura italiana, quello della componentistica per il fluid power e la trasmissione meccanica di potenza, stanno vivendo l’emergenza coronavirus. E di come, dall’emergenza, si potrebbe uscire. Qui pubblichiamo la prima parte dell’intervista. Per la seconda e ultima parte rimandiamo alla prossima settimana.

IL REPORT DELL’ULTIMA GIORNATA ECONOMICA FEDERTEC

Fausto Villa, quante delle aziende che fanno capo a Federtec hanno dovuto interrompere la produzione?

Difficile fare una stima precisa.Il decreto governativo legato ai codici Ateco è stato molto stringente, solo le aziende che lavorano per il settore life science e altre che sono riuscite a convertire la produzione sui prodotti di emergenza sanitaria sono riuscite a non chiudere. Direi che, dopo il decreto del 22 marzo confermato il primo aprile, più del 90 percento delle aziende del nostro settore hanno bloccato le attività produttive.

fausto villa
Fausto Villa, presidente di Federtec

Federtec rappresenta una platea molto ampia ed eterogenea di aziende. Per dimensioni o per ambito di riferimento, ci sono associati che più di altri rischiano di pagare un prezzo molto elevato per questa crisi?

Prima di tutto, bisogna essere solidali con chi è veramente sul fronte a combattere questa pandemia. Intendo tutta la sanità e le associazioni di volontariato coinvolte, ma soprattutto dobbiamo avere assoluto rispetto per le tantissime vittime.

Rispetto all’economia, tutte le aziende che rappresentano il tessuto industriale italiano pagheranno un prezzo molto elevato. Il blocco dell’economia italiana e internazionale innesca quelle che vengono definite le regole di bilancio, pertanto molte aziende andranno in sofferenza e rischiano la chiusura e la perdita dei posti di lavoro; inoltre, la burocrazia fa ritardare gli aiuti governativi stabiliti per sostenere le aziende.

FEDERTEC PRESENTA IL LOGO UFFICIALE

Già dopo le prime settimane di diffusione dell’epidemia, il governo ha stabilito, con un decreto controverso, la chiusura delle attività ritenute non essenziali. In quanto presidente di un importante attore della manifattura italiana, come giudica la misura presa?

Il governo è intervenuto in ritardo rispetto ai primi segnali di epidemia, perché già a gennaio c’erano evidenti segnalazioni in merito. La priorità va data alla salute, che è motivo di ripresa economica. I decreti hanno creato parecchia confusione, generando un senso di improvvisazione e intervenendo in un contesto che, di sicuro, ci ha colti impreparati e senza gli strumenti necessari di prima emergenza.

fausto villa
La prima assemblea di Federtec, lo scorso anno a Bologna

Fausto Villa, quanto le associazioni di categoria che fanno capo a Confindustria sono state coinvolte nel processo consultivo e decisionale gestito dal governo?

Pur essendo un soggetto importante, Federtec da sola può fare poco. Infatti, sin da subito ci siamo aggregati all’azione portata avanti da Federmacchine, che vale circa 50 miliardi di fatturato sull’economia italiana ed è strutturata per confrontarsi con le istituzioni al più alto livello. La richiesta, portata all’attenzione del governo, è stata quella di riprendere l’attività produttiva al più presto.

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