Il momento storico e politico che l’Unione Europea sta vivendo è di quelli delicati. E, su questo, non ci piove. Schiacciato sempre di più tra le mire geopolitiche degli Stati Uniti di Trump a Ovest e l’espansionismo commerciale cinese a Est (con il cuneo belligerante russo-ucraino nel mezzo), il Vecchio Continente è costantemente messo alla prova, con le sue istituzioni stressate da crisi e escalation senza fine. Comprese quelle che vertono intorno al mondo automotive, per cui è stata una stilata una precisa roadmap che vede nel 2035 l’anno cardine delle strategie legate all’abbattimento delle emissioni. Strategie che, proprio recentemente, sono andate incontro a importanti modifiche. Sulle quali è intervenuta Reinova.

Nell’attuale dibattito sulla transizione energetica e sullo stop ai motori endotermici, l’azienda leader nello sviluppo e validazione di componenti per la mobilità elettrica e ibrida, è scesa in campo per tracciare una linea netta sullo stato dell’arte e sulle strategie necessarie per garantire la sopravvivenza e la competitività dell’industria automotive europea. Al netto delle nuove norme introdotte da Bruxelles. Che, ribadisce Reinova, non sono affatto un passo indietro. Tutt’altro.

Ad esporre una della possibili visioni industriali necessarie per affrontare il prossimo decennio ci ha pensato Giuseppe Corcione, CEO di Reinova. «È fondamentale sgomberare il campo da equivoci: la Comunità Europea non ha effettuato alcuna marcia indietro. Le normative sulla decarbonizzazione restano stringenti e la conferma del phase-out per i motori a combustione interna (ICE) è un dato di fatto. L’apertura a tecnologie alternative, confinata a una nicchia di mercato inferiore al 10%, impone comunque emissioni zero allo scarico. Questo non è un salvagente per il vecchio modello industriale, ma una sfida tecnica di estrema complessità che non sposta l’asse della transizione di massa verso l’elettrico».

Reinova, tra big data e mercati asiatici

Per Reinova la sfida crociale, in questi anni convulsi, non si giocherà tanto sul mercato europeo quanto, piuttosto, sulla capacità delle aziende europee di tenere la barra dritta in contesti sfidanti come quello dei mercati asiatici, ad alta velocità di sviluppo. Una sfida per nulla semplice, per cui serve grande coesione (soprattutto tecnologica) da parte delle aziende, sia quelle che si occupano di hardware che quelle legate al softeare. Con l’obiettivo di generare reali economie di scala.

«Oggi l’industria europea sta commettendo un errore strategico fatale: stiamo trasferendo’l’oro del domani’ ovvero i dati, le abitudini di utilizzo, le analisi statistiche, a Big Tech company non europee. Che si tratti di ecosistemi Android o proprietari asiatici, stiamo cedendo la sovranità sul valore aggiunto del veicolo. È imperativo sviluppare sistemi proprietari e verticali per mantenere il know-how e la gestione dei dati all’interno del perimetro economico europeo».

Una strategia organizzata in quattro punti

In risposta a questo scenario, Reinova conferma la propria roadmap strategica basata su quattro pilastri fondamentali, già in fase di sviluppo e validazione per i principali OEM globali:

  • Sistemi batterie multi-chemistry e multi-voltage: sviluppo di pacchi batteria con chimiche variabili e tensioni modulabili per applicazioni trasversali (trazione, ausiliari), superando la rigidità degli attuali standard.
  • Advanced safety & materials: utilizzo di materiali innovativi per incrementare la sicurezza attiva e passiva dei sistemi di accumulo.
  • Circular Economy: ingegnerizzazione dei componenti fin dalle fasi di design per garantire la riparabilità e il riutilizzo, in ottica di sostenibilità totale del ciclo di vita.
  • Digital twin & AI computing: implementazione di gemelli digitali e intelligenza artificiale per gestire la mole di Terabyte di dati generati dai test e dall’utilizzo su strada, ottimizzando le performance in tempo reale.

Un futuro legato anche alle economie urbane e alle smart city

Secondo Reinova, tra l’altro, nei prossimi anni assisteremo a un cambio sostanziale all’interno del modello di business che regola la produzione di massa: l’importanza centrale che attualmente viene data ai volumi lascerà il passo in favore delle generazione di valore tramite i servizi. In quest’ottica, per esempio, la guida autonoma potrebbe cessare di essere solo una feature tecnologica per diventare un abilitatore sociale, aprendo il settore dell’Automotive al comparto Health & Care.

«Il veicolo del futuro si muoverà su due direttrici: la customizzazione estrema (lusso) e la mobilità assistita come supporto alla qualità della vita» conclude Corcione. «La guida autonoma deve garantire l’indipendenza di movimento a fasce di popolazione oggi escluse, come anziani o portatori di disabilità. Stiamo lavorando affinché questa tecnologia non rimanga un esercizio di stile, ma diventi fruibile, ‘user friendly’ ed economica, applicabile anche ai veicoli di categoria L6 e L7 per la mobilità urbana».

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