Tornano ad accendersi i riflettori sul biodiesel e sul biocarburante rinnovabile, soprattutto alla luce delle recenti novità normative che disciplinano l’installazione dei dispositivi per l’adattamento delle automobili e dei mezzi pesanti. Settore in cui l’ingegneria italiana è all’avanguardia, come è stato messo in luce durante il convegno “Il biodiesel riaccende i motori”, promosso dal Gruppo Biodiesel di ASSITOL, in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026, che ha riunito l’intera filiera a Palazzo Piacentini, alla presenza di Federico Eichberg, Capo di gabinetto del Ministro Adolfo Urso. Un carburante che è già pronto per l’uso in purezza su larga scala, forte di un’importante produzione italiana e di una rete distributiva già presente. Che rappresenta quindi una risorsa strategica per la nostra sicurezza energetica e per garantire la decarbonizzazione dei trasporti.

L’Italia è infatti prima in Europa nella messa a punto di sistemi capaci di adattare il parco circolante per l’utilizzo di biodiesel puro (B100) in sicurezza e su larga scala, ampliando enormemente il potenziale di impiego. Una rivoluzione “energetica”, che ha bisogno ancora di alcuni passaggi normativi e di un trattamento fiscale in grado di allineare il biodiesel ai biocarburanti. È quindi importantissima l’adozione del Decreto del Ministero delle Infrastruttura e dei Trasporti 245 del 2025, che detta le regole di omologazione e installazione di questo genere di sistemi su veicoli già in circolazione, pensati per funzionare solo con gasolio di origine ‘fossile’.

Biodiesel, il caso di Refuel Solutions

A raccontare il primo caso di applicazione di questo decreto, ci ha pensato uno dei suoi inventori, Adriano Cordisco, Amministratore delegato di Refuel Solutions. “Agli inizi eravamo soli, con un manifesto industriale e la sola scienza a sostenerci. Oggi presentiamo il frutto della nostra ingegneria, ormai un prodotto industrializzato, a una platea di esperti di settore e utilizzatori. È la nostra rivincita, ma a beneficio di una filiera che finalmente prende coscienza del suo stesso potenziale”.

È così che nasce il BiodieselKit, la tecnologia nata per impiegare il B100 su qualsiasi motore diesel. “Lo si può applicare ai motori dei camion, macchine operatrici, navi e locomotive. In pratica, sui settori più difficili da decarbonizzare”. In estate prenderanno il via le prime installazioni. Secondo una stima di Refuel Solutions, l’adozione su larga scala di questa tecnologia avrebbe un impatto dirompente: in termini di qualità dell’aria, è come dimezzare il numero dei veicoli circolanti. Sulla CO2 si arriva quasi alla neutralità.

Il dibattito ASSITOL sul biodiesel

Il dibattito durante il convegno ASSITOL si è quindi concentrato sulle potenzialità di questo biocarburante liquido, derivante da materie prime certificate sostenibili, come i residui e i sottoprodotti degli oli vegetali oppure oli da cucina esausti. Una fonte energetica che, ha ricordato Andrea Carrassi, direttore generale di ASSITOL “ha una storia molto italiana, che parte negli anni ’80 e arriva fino ad oggi, con un percorso di costante evoluzione verso la neutralità tecnologica”. L’Italia, come si accennava in apertura, è leader nel settore, con una produzione pari a 800mila tonnellate e una filiera all’avanguardia in ambito tecnologico. La stessa Europa, con la RED III e con l’ETS2, ha riconosciuto in modo evidente il ruolo dei biocarburanti sostenibili, di cui il biodiesel fa parte.

A spingere verso la valorizzazione di questo biofuel sono i suoi vantaggi tecnici e ambientali. “A differenza di altre fonti energetiche rinnovabili – ha sottolineato Carrassi -, è da decenni presente sul mercato su larga scala, è sicuro ed affidabile, e conta su una distribuzione capillare. Ma sono le sue caratteristiche a renderlo il candidato ideale per decarbonizzare il settore dei trasporti”.

I benefici secondo i redattori del convegno sono numerosi: la riduzione fino al 90% di CO2 rispetto alle fonti fossili, la sua alta biodegradabilità, le sue proprietà lubrificanti del biodiesel, che di fatto allungano la vita al motore e l’abbattimento fino al 60% delle emissioni di particolato (PM), che rappresenta l’agente inquinante più pericoloso in città. Un carburante che, anche nei momenti critici come quello che stiamo vivendo a causa della crisi in Medio Oriente, rappresenta dunque una soluzione concreta e immediatamente disponibile.

Una nuova centralità

Sulle azioni che possono essere in campo per dare centralità nei trasporti a questo biocarburante è intervenuta Marina Barbanti, direttrice di Unem. “Decarbonizzare è un impegno che deve coinvolgere la filiera. “Non ci sentiamo ‘soggetti obbligati’, semmai attori della transizione, pronti a lavorare insieme agli altri. Dobbiamo fare massa critica, sensibilizzando le associazioni europee, l’Italia non deve essere lasciata sola”.

Per Barbanti, nel mare magnum di proposte, c’è un’unica certezza: “il carbon neutral non si conquista con una sola tecnologia, i biocarburanti rappresentano la chiave giusta per raggiungere l’obiettivo, salvaguardando al tempo stesso la filiera automotive”. Per la direttrice di Unem “non può esserci un solo strumento per la mobilità sostenibile.

La pluralità tecnologica è una strategia che condivide anche Marco Stella, presidente del gruppo componenti di ANFIA e vicepresidente di Clepa. “L’idea della ‘taglia unica’ che va bene per tutti i settori è fuori dalla realtà. Non potremo avere un’infinità di fonti energetiche, soprattutto rinnovabili ma più di una certamente”. Stella propone di puntare “sul Made in Italy, sulla capacità di attuare le idee più innovative. È questo il nostro vero motore economico, che può salvare anche quello endotermico”.

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