Bosch Rexroth come non l’avete mai conosciuta, almeno sulle coordinate di Dieselweb. Sps Drive, Fiere di Parma, 854 espositori e 41.528 visitatori. Certo, non sono i numeri del Bauma, nemmeno quelli dell’Eima. In ballo non ci sono gli Oem della meccanizzazione agricola e dell’edilizia e dintorni. Qui si esplorano la galassia dell’automazione industriale e la supernova del 4.0. Sempre qui, la digitalizzazione è avanti anni luce, e il riverbero della cybersecurity e del dialogo tra i componenti meccanici, elettronici, elettrici e i sensori traslocherà prima o poi sulla catena cinematica. L’infrastruttura softwaristica della fabbrica del futuro feconderà la driveline del presente prossimo? Ne abbiamo parlato con Marino Crippa, Direttore Marketing Bosch Rexroth.

bosch rexroth 3d

Stampante 3D e la fabbrica del futuro

Due parole introduttive su Sps Drive: Abbiamo raddoppiato i contatti rispetto alle precedenti edizioni, nonostante o, forse, proprio in ragione dello stand: siamo stati gli unici a non esporre nessun componente. La stampante 3D ci è servita per sviluppare la nostra narrazione, non per limitarci a mostrare singoli prodotti. La storia è quella della fabbrica del futuro, che ci consente di soddisfare sia i fabbisogni degli Oem che quelli dell’utilizzatore. Non abbiamo cantato le lodi prestazionali del prodotto ma abbiamo descritto i vantaggi nell’utilizzarlo.

La stampante 3D è stata realizzata con i nostri componenti. Insieme al partner tedesco con cui abbiamo sviluppato la stampante, che collabora a questa azione ‘narrativa’, raccontiamo storie che spaziano dal sensore (Bosch è il più massiccio player al mondo della sensoristica) al cloud (abbiamo parlato di 5G), compresi tutti i risvolti innovativi che il 5G veicolerà nelle aziende.

Come rappresentiamo la fabbrica del futuro? Con macchine non cablate, che dialogano in 5G, e non sono ancorate allo schema old style della filiera fordista. Queste fabbriche sono adattabili al layout più opportuno. Layout e processi diversi costituiscono il punto nodale della fabbrica del futuro. Il driver dell’innovazione è alimentato dalla necessità di processi più flessibili. La Lean production è favorita dall’utilizzo dei dati. Immaginiamo uno spazio così flessibile da presentarsi ‘nudo’, di sole pareti e tetto vestito, e attrezzato con il pavimento induttivo per l’alimentazione delle macchine (i primi esperimenti sono in corso).

A Parma abbiamo portato alcuni robot collaborativi, che sollevano il lavoro umano dalla ripetitività di alcune operazioni e supportano la revisione del processo. In questo modo è possibile separare le operazioni ergonomicamente più ripetitive da quelle a valore aggiunto (ndr: Con la funzione tecnologica SMC sviluppata negli azionamenti, i tecnici possono programmare applicazioni ad asse singolo o a più assi direttamente negli azionamenti intelligenti IndraDrive, senza doversi appoggiare a un’unità di controllo esterna).

Bosch annovera oltre 150 progetti pilota in ambito manifacturing supportati dall’intelligenza artificiale. Paradigmatico del processo di intelligenza artificiale è l’esempio del calciobalilla ‘intelligente’: il sistema prevede un criterio premiante se le reti neurali procedono di uno step, che diventa invece penalizzante in caso di downgrade. Abbiamo sostanzialmente insegnato al calciobalilla a giocare in autonomia.

BOSCH REXROTH E TOVO GOMMA

In prospettiva, a quali applicazioni, immagino light e medium duty, potrebbe essere esteso questo approccio?

La moto assemblata dalla stampante 3D di grande formato BigRep Pro con 23 pezzi stampati, tra cui due motori elettrici, è semplicemente un caso studio. Il software integrato IoT Gateway garantisce il collegamento della stampante 3D di BigRep con l’IoT industriale. Con quella stampante non ci sono limiti all’utilizzo, dal singolo componente all’intera applicazione. Lo sviluppo dei materiali procede così velocemente che l’ordine di grandezza per la diffusione della tecnologia è di almeno 3-5 anni.

Quali sono le criticità nell’applicare il 3D su larga scala?

Inquadrando la questione in termini più generali, cosa ostacola la diffusione del digitale? Il nanismo, anche dei flussi di cassa gestibili. Esiste anche un’ipoteca culturale: noi italiani siamo tendenzialmente attendisti. La velocità, in questo ambito, è troppo sostenuta. Bisogna sincronizzare le risorse umane da impiegare nella digitalizzazione. Allo sviluppo dei processi occorre prevedere in sincrono l’addestramento. Fare digitalizzazione per i grandi gruppi in Germania ha un significato, in Italia investe invece la digitalizzazione dei distretti. Il gap di produttività che si potrebbe recuperare è molto maggiore.

Cybersecurity nel dialogo uomo-macchina. Schneider Electric ha insistito sulla segregazione settoriale, Siemens sulla diversificazione delle difese. La posizione di Bosch Rexroth?

I grossi volumi di dati generati dalla digitalizzazione sono trasmessi col 5G, al cui consorzio partecipa anche Rexroth. Questi dati devono essere infine conservati in maniera sicura. Tra qualche anno il valore dei dati sarà sicuramente paragonabile al valore del prodotto stesso. Stiamo inserendo le procedure di sicurezza all’interno dei componenti, le macchine sono protette dall’hackeraggio che si può insinuare con diversi canali di accesso. Al netto del fatto che Bosch abbia architetture IT che separano le reti office dalle reti produzione con firewall e Dmz, un virus è inoculabile attraverso una banale chiavetta Usb. La macchina deve essere ultra-protetta per non essere infetta.

BOSCH E IL DIESEL RINNOVABILE

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