OMR, l’automotive al banco di prova del Green Deal UE: «serve un cambio di rotta»
Il presidente Bonometti punta i riflettori sui rischi industriali e occupazionali della strategia UE. Ad ora già persi 100mila posti di lavoro. Che potrebbero quadruplicare senza interventi correttivi
Alla luce delle criticità strutturali del Green Deal europeo e delle turbolenze geopolitiche che attanagliano l’economia globale, il destino di migliaia di lavoratori del comparto automotive europeo è sempre più precario. “Stiamo affrontando una transizione senza strumenti industriali adeguati e con costi energetici fuori controllo. In queste condizioni, la competitività delle imprese europee è seriamente compromessa”. A lanciare l’allarme, senza giri di parole, è Marco Bonometti, Presidente del Gruppo OMR Automotive.
Che, nel corso della giornata d’apertura del #FORUMAutoMotive 2026 svoltasi il 23 e 24 marzo a Milano, ha fatto il punto della situazione di un comparto che inizia a vacillare. Complici le tensioni in Medio Oriente tra Iran, Stati Uniti e Israele, che stanno pesando come macigni su tante aziende, già in affanno da cambiamenti epocali.
Per Bonometti (OMR) a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro
Dall’approvazione del Green Deal, infatti, oltre 100.000 posti di lavoro sono già stati persi nella filiera automotive europea, con la previsione di altri 400.000 nei prossimi mesi, in particolare nella componentistica. Per Bonometti, casi industriali come Volkswagen confermano un trend di progressivo indebolimento della base produttiva europea. “Non si tratta più di singoli casi, ma di un fenomeno strutturale che rischia di diventare irreversibile”.
Alla radice del problema, per il Presidente del Gruppo OMR Automotive, vi è l’assenza di una vera politica industriale europea. Questo poiché, a differenza di Stati Uniti e Cina che stanno sostenendo attivamente i propri sistemi produttivi, l’Europa continua a fare leva principalmente sulla regolazione, senza strumenti efficaci di tutela della produzione interna, incentivi alla localizzazione, politiche adeguate alla transizione della forza lavoro e un quadro energetico competitivo.
“L’Europa non può limitarsi a imporre regole: deve creare le condizioni per produrre e investire. Senza una politica industriale e senza tutela del lavoro europeo, il rischio è quello di delocalizzare intere filiere”, ha ribadito Bonometti. È necessario un intervento urgente. Le istituzioni europee devono garantire certezza e semplificazione normativa, rafforzare una politica industriale capace di competere a livello globale, promuovere investimenti mirati in energia e manifattura e introdurre misure concrete a tutela del lavoro e delle filiere, anche attraverso meccanismi di localizzazione produttiva. “Servono unità, chiarezza e scelte coraggiose. La transizione ecologica deve essere anche economicamente e socialmente sostenibile. Senza industria non c’è occupazione e senza occupazione non c’è futuro per l’Europa”, ha concluso il Presidente del Gruppo OMR Automotive.








