Un tonfo che purtroppo era nell’aria a causa delle crisi geopolitiche e dell’aumento generalizzato dei costi, ma che comunque non passa inosservato. Stiamo parlando dell’andamento delle nuove installazioni di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Dopo quattro anni di crescita, infatti, il 2025 ha chiuso negativamente rispetto al 2024. A testimoniarlo, nero su bianco, l’ultimo report dell’Osservatorio FER (Fonti Energie Rinnovabili), sigla che fa parte di ANIE, la Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche.

In base a quanto emerso, le nuove installazioni hanno registrato, infatti, una flessione dell’8,2% con complessivi 6,2 GW installati. Per l’Osservatorio FER a pesare sulla contrazione è il calo del fotovoltaico, di fatto l’unico comparto tecnologico tra le rinnovabili che negli ultimi anni è stato in grado di imprimere un’accelerazione alla transizione energetica. La sigla non ha mancato di sottolineare anche il ridotto apporto sul totale delle installazione in rinnovabili dell’eolico e dell’idroelettrico e, in prospettiva, dell’eolico offshore. Tecnologie che presentano enormi potenzialità in termini di risorse naturali ancora sfruttabili, capacità di attrarre investimenti e incremento della generazione elettrica.

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Rinnovabili, col segno più gli interventi sugli impianti esistenti

Segnali positivi, invece, dagli interventi effettuati sugli impianti in esercizio che segnano un + 16% grazie al contributo delle bioenergie, mentre tutti gli altri comparti risultano in terreno negativo. Il risultato conseguito nel 2025 è riconducibile alle misure adottate negli ultimi anni, poiché tra iter di connessione, iter autorizzativi, accesso a strumenti di supporto economico e tempi di costruzione degli impianti trascorrono diversi anni.

Purtroppo, nel tempo il settore delle fonti rinnovabili è stato oggetto di continue evoluzioni normative che ne hanno rallentato lo sviluppo: dal Superbonus al Bonus casa, dal Testo Unico delle FER alle aree idonee, dalla tassazione del reddito da proventi dei diritti di superficie all’Irap, dal Piano Transizione 5.0 all’iper-ammortamento, dal RIGEDI al CCI e alla Saturazione virtuale della rete, dal FER 1 al FER X transitorio all’energy release e al FER X definitivo, dal FER 2 al FER Z, dallo spalma incentivi agli extraprofitti e via discorrendo.

“Oggi più che mai le fonti rinnovabili rappresentano nell’immediato la soluzione più sostenibile ed efficace per fronteggiare il perdurare degli elevati prezzi dell’energia elettrica”, ha dichiarato Andrea Cristini, Presidente di ANIE Rinnovabili. “Con lo scoppio della guerra in Medio Oriente si è intensificato l’annoso problema dell’impennata dei prezzi del gas, che si riflette su quelli dell’energia elettrica. In questo contesto è fondamentale garantire una stabilità normativa che consenta di sbloccare gli investimenti per la produzione di energia rinnovabile e per l’elettrificazione dei consumi negli edifici, negli stabilimenti e nei trasporti, evitando di rimanere dipendenti da petrolio e gas”.

L’andamento, segmento per segmento

Al termine del 2025 il totale di impianti rinnovabili in esercizio in Italia ammonta a 83,5 GW, distribuiti su 2.105.645 impianti. Al 2030 il documento strategico del PNIEC richiede il raggiungimento di 131 GW complessivi, il che significa un incremento del 57% nel quinquennio 2026-2030.

Nel 2025 le fonti rinnovabili in Italia hanno coperto il 41,1 % della domanda elettrica finale, con una produzione complessiva di circa 128 TWh su un totale di circa 311,3 TWh richiesti. Nel dettaglio, i contributi delle diverse fonti sono stati di 44,3 TWh per il fotovoltaico; 21,4 TWh per l’eolico, 41,4 TWh per idroelettrico; 15,7 TWh per bioenergie; e, infine, 5,3 TWh per il geotermoelettrico.

Rispetto allo stesso periodo del 2024,si registra un calo della produzione elettrica per tutte le fonti, ad eccezione del fotovoltaico che grazie alla nuova capacità installata nel 2025 cresce del 25,1%. Le altre fonti segnano variazioni negative: l’eolico cala del 3,3%, l’idroelettrico del 21,2%, mentre le bioenergie mantengono il risultato del 2024 ed il geotermoelettrico registra -0,3%. Nel complesso, la quota di rinnovabili scende al 41,1%, rispetto al 42,0% registrato nel 2024.

La domanda elettrica resta pressoché stabile (-0,2%). Il calo dell’idroelettrico, legato a condizioni meteo sfavorevoli, ha inciso in modo significativo sulla produzione totale da fonti rinnovabili e non è stato pienamente compensato dalla crescita del fotovoltaico. Dall’analisi emerge quindi l’importanza di avere un mix di generazione rinnovabile diversificato così da poter sfruttare appieno le potenzialità delle differenti risorse rinnovabili.

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