Walvoil e l’ubiquità ai seminari

Walvoil a Bangalore. Dopo la partecipazione ad Aachen, l’azienda del Gruppo Interpump ha fornito il suo contributo anche al convegno annuale della Fluid Power Society of India, che si è tenuto a Bangalore, nella Silicon Valley del subcontinente indiano.

A seguire alcuni stralci della conversazione intrattenuta con Davide Mesturini, Responsabile Ricerca e Sviluppo di Walvoil (nella foto, sulla sinistra). Troverete il testo integrale sulle prossime edizioni cartacee di DIESEL.

Dice Mesturini

«Si ragiona spesso di ‘disruptive’, di innovazione sconvolgente, ragione che mi ha indotto ad agitare le acque della platea dell’FPTS 2018. La provocazione nasce dalla considerazione che, da ormai 20 anni, soprattutto in ambito accademico si elencano sfide future per i componenti oleodinamici, che sono rimaste in larga parte invariate e che sono tuttora attuali. Per farle un esempio, più di 15 anni fa sono stati presentati sul mercato distributori oleodinamici ad elevata integrazione elettronica e con contenuti innovativi realmente disruptive. Tuttavia, dopo tanti anni non hanno ottenuto successo commerciale, perché il mercato ha fatto fatica a recepire l’innovazione. L’off-highway guarda sempre all’automotive, ma la sensibilità ai costi, i volumi limitati e le specificità regionali ne condizionano fortemente l’evoluzione, almeno per quanto riguarda la tecnologia oleodinamica applicata.

Ho parlato di ‘wise innovation’, per evidenziare l’esigenza di capire cosa il mercato è effettivamente in grado di accettare, come dosare l’innovazione tecnica in modo sapiente e customizzare soluzioni adeguate alle esigenze specifiche».

Lei ha  commentato il technology driven come una potenziale trappola.

«Ho evidenziato questo pericolo, rinnegando la mia stessa natura di progettista, in riferimento al rischio da parte dei tecnici di inseguire obiettivi di massimizzazione della performance al costo di un’eccessiva sofisticazione. La disponibilità di tecnologie e know-how oggigiorno rende possibili ampi step evolutivi, ma la vera sfida risiede nel saper adeguare la propria proposta di innovazione ai contesti di mercato. Ad esempio l’ampliarsi del mercato rental condiziona in parte l’evoluzione delle macchine anteponendo spesso le logiche economiche alla performance. La ‘wise innovation’ raccoglie la sfida di aggiungere innovazione, ottimizzazione dal punto di vista dell’efficienza e del risparmio energetico, rispettando livelli di costo, semplicità e affidabilità sostenibili dal mercato, in particolare dalle fasce di macchine più economiche».

Cosa mi dice dell’FPTS?

«Si tratta di un congresso organizzato dalla Fluid Power Society of India presso la Pes University, coinvolge mondo accademico e industriale indiano; un evento fortemente orientato al contesto locale. Il tema, “Latest trends in Fluid Power Technology”, ha visto la partecipazione di circa 150 aziende. A livello di innovazione, come Walvoil abbiamo portato sul tavolo quattro tematiche, sulle quali siamo concentrati da anni: efficienza energetica, affidabilità, connettività e customizzazione. Per ciascun tema ho portato un paio di case study. Per quanto riguarda l’efficienza, intesa come possibilità di recupero energetico e di immagazzinare l’energia recuperata, abbiamo recentemente effettuato uno studio insieme all’Imamoter, il Cnr di Ferrara, su un sistema innovativo per il controllo della pompa e dei carichi trascinanti. Un compensatore realizza un controllo della discesa tramite una compensazione attraverso l’orifizio di scarico e reinvia l’olio all’interno del circuito. I movimenti dell’attuatore avvengono tramite la rigenerazione ed il recupero del carico trascinante. Il nostro test department ha testato sperimentalmente la soluzione circuitale precedentemente ottimizzata in fase di simulazione: è stato assemblato un campione fisico su un Front Loader per evidenziare la capacità del sistema di rigenerare, quindi di recuperare l’energia durante i movimenti a carichi trascinanti. Insieme all’università di Parma abbiamo invece affrontato l’ottimizzazione del circuito oleodinamico dei mini-escavatori, concentrandoci sul recupero dell’energia dalla rotazione della torretta e dall’abbassamento del braccio dell’escavatore. I risparmi di carburante registrati sono nell’ordine del 15 percento».

 

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