Volvo Penta ha contribuito a rafforzare la credibilità dell’HVO come carburante alternativo anche per i cicli di lavoro più impegnativi, in termini di utilizzo degli attrezzi e condizioni di carico massimo. E la conferma arriva direttamente da un progetto lanciato e supportato in ‘casa’. A Göteborg, proprio dove si trova la sede del gruppo, Volvo Penta ha fornito i sistemi propulsivi alimentati a HVO (Hydrotreated Vegetable Oil, ovvero ‘olio vegetale idrotrattato’) dei macchinari utilizzati per le operazioni di carico e scarico delle merci. Dopo più di un milione di ore di lavoro presso il terminal portuale RoRo della cittadina svedese, i risultati sono incoraggianti.

«Non abbiamo riscontrato alcun problema legato al carburante. I motori funzionano in modo affidabile quanto con il diesel convenzionale, con un numero di interventi di manutenzione legati al carburante e al post-trattamento addirittura inferiore rispetto al nostro porto gemello», ha dichiarato Göran Dittmer, Responsabile tecnico del terminal.

Volvo Penta, l’HVO all’opera

«La nostra collaborazione con Volvo Penta è in corso dal 2014», afferma Dittmer. «Noi forniamo le macchine e l’ambiente operativo e le facciamo funzionare il maggior numero di ore possibile, mentre Volvo Penta utilizza questi dati per testare e convalidare le soluzioni di trasmissione e raccogliere dati a supporto dello sviluppo futuro».

I test sul campo sono stati al centro della collaborazione sin dall’inizio. Le macchine del terminal fungono da banchi di prova reali per attività quali la registrazione dei dati del motore per lo sviluppo della trasmissione elettrica, le prove sugli iniettori di idrogeno, i test sui turbocompressori e la convalida dei componenti.

«Il valore della sperimentazione di queste tecnologie è enorme», afferma Göran. «Fornisce sia al porto che a Volvo Penta un’esperienza pratica prima che i prodotti raggiungano il mercato e aiuta a pianificare le future infrastrutture e i requisiti normativi». Parallelamente, sono in corso le prime discussioni su possibili interventi di retrofit volti a prolungare la vita utile delle macchine, come misura necessaria ed economicamente vantaggiosa per soddisfare i requisiti di sostenibilità in continua evoluzione.

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Il terminal ha guidato la transizione al carburante HVO, partendo da una miscela al 40% nel 2018 per soddisfare le normative UE sulla densità. Nel 2019, l’intera flotta, compresi i motori risalenti al 1999, ha funzionato al 100% con HVO. «Le emissioni di CO₂ per unità sono diminuite a circa un terzo del livello precedente», afferma Göran. La riduzione delle emissioni di CO₂ per unità ha permesso al terminal di aumentare la produzione rimanendo entro i limiti ambientali: «L’unico modo per aumentare la produzione è ridurre la CO₂ per unità», spiega Göran.

Come ribadito alle autorità portuali, operare in un ambiente difficile come quello del terminal — esposizione costante al sale, all’umidità e a un uso intensivo — accelera l’usura e la corrosione. Sebbene queste sfide permangano, la collaborazione con Volvo Penta fornisce preziose informazioni sulle prestazioni del motore e della trasmissione nel tempo.

Nel frattempo, il terminal continua a esplorare soluzioni economicamente vantaggiose e sostenibili per prolungare la vita utile delle macchine, tra cui possibili interventi di ripotenziamento e retrofit, sebbene questi non siano ancora stati implementati. Sebbene l’HVO sia stato un fattore chiave per il raggiungimento degli attuali obiettivi di sostenibilità, le aspettative normative in materia di riduzione delle emissioni continueranno ad evolversi e a diventare più rigorose nel tempo, rendendo l’elettrificazione e altre tecnologie a emissioni zero sempre più importanti.

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